UN'ESPERIENZA VISSUTA NELL'AMBITO DELLA SCUOLA
di Giovanni Maria De Francesco - II media, sez. A
In questo grande palcoscenico che è la scuola, spesso, quando si è “in scena”, si vive qualcosa di nuovo ed interessante che ci arricchisce sia sul piano culturale sia su quello informativo. Ricordo con piacere la prima volta in cui il prof. Callisi condusse la nostra classe nell’aula di musica; quando egli dette la notizia, subito nella mia mente apparvero le tante aule di audizione e la mia curiosità bramava di vedere il posto dove avremmo svolto le attività musicali. La fila della nostra classe, che è la più disordinata e rumorosa del Di Cagno, si diresse verso la meta, guidata dall’insegnante di educazione musicale. Arrivati all’ultimo piano dell’edificio, il professore trasse dalla sua tasca una chiave, aprì una porta e svelò tutti i misteri che si erano creati attorno a quel posto. Il locale era abbastanza grande e illuminato perfettamente da due finestre; l’arredamento era semplice ma pratico; ai lati della sala vi erano molte sedie provviste di ripiani per scrivere; in fondo, al centro, c’era la cattedra e alla sua sinistra un armadio da ufficio e una lavagna e alla sua destra un’apparecchiatura stereo per l’ascolto e un pianoforte. Le pareti erano insonorizzate ed apparivano come delle fette di groviera a volte interrotte da posters o da cartelloni. Si prese posto, ed io mi sentii a mio agio come in un ambiente famigliare, ero molto felice di aver avuto la fortuna di frequentare una scuola che mi aiuta con le sue strutture ad arricchire la mia cultura. Nell’aula regnava il silenzio, ma presto fu spodestato dalle note di “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev, che con la sua polifonia, la sua avvenenza ed il cambio di toni mi travolse, portandomi in un mondo ormai perduto dalla nostra civiltà che agisce come una ruspa in un prato. I ritmi che si susseguivano mi fecero immaginare di essere al fianco di Pierino per combattere la cattiveria del lupo, che simboleggia la cupidigia che oggi è padrona dei nostri cuori. L’unica arma che io e Pierino avevamo a disposizione per sconfiggere il male…, ma proprio quando il nostro nemico era alle strette, un grido dei miei compagni mi distolse e mi riportò nella realtà. Pierino aveva vinto ed io non avevo potuto gioire con lui. Pensai che una persona sedentaria come me non poteva avere avventure eccitanti come quella del personaggio di Prokofiev, e forse essere richiamato alla realtà non era un male, ma in quel momento avrei “torturato” i miei compagni ad uno ad uno. La puntina dello stereo aveva terminato il giro dei solchi ed era tornata nella posizione di partenza; ed io mi ero arricchito di conoscenze tecniche e gusti musicali a me ignoti che mi avrebbero aiutato a diventare uomo: qualità ormai rara in molte persone. La campanella suonò: era l’ultima ora, il sipario stava per chiudere le sue tende sugli avvenimenti scolastici giornalieri. Ora restava a noi attori imparare il copione del nuovo spettacolo: un impegno a cui non si poteva venir meno.